23 settembre 2020

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Smart Working: come si evolverà in Italia?

 
Nell’era dei social, di TikTok e di Instagram, pensare alle aziende che si sono trovate in seria difficoltà di fronte al lockdown e allo smart working ci fa sgranare gli occhi.
 
Eppure sono davvero moltissime le aziende che si affannano per trovare una soluzione, capire in che modo utilizzare questa tecnologia che ci è così vicina, ma che a volte sembra davvero irraggiungibile.
Oggi la situazione parla chiaro: il Covid-19 non ci vuole proprio lasciare in pace.
 
La risalita dei contagi ci fa tremare e temere un nuovo possibile lockdown e molte aziende sono corse ai ripari: alcune hanno deciso di restare chiuse e proseguire il lavoro in remoto, altre hanno organizzato turni per lavori che devono necessariamente essere svolti di presenza.
 
È stato e continua ad essere UN DURO COLPO per l’economia di tutti i Paesi.
 
Ogni singolo imprenditore si è trovato di fronte all’inevitabilità di lasciarsi travolgere dal cambiamento: accoglierlo è davvero l’unica chance per sopravvivere oggi.
 

CHE CAMBIAMENTO CI ASPETTA?

 

Da imprenditori quali siamo, dobbiamo comprendere la necessità di CAMBIARE. 
 
Il Covid-19 non ha portato solo una modifica delle abitudini di gestione del lavoro, ma ha deciso anche per una svolta che, oltre a ripercuotersi sul presente, influenzerà il futuro di tutti.
 
Comportamenti, stili di vita, modalità di vivere il lavoro e rapporti all’interno delle comunità: è cambiato tutto, e noi siamo parte integrante di questo cambiamento.
 
Oggi è bene comprendere un concetto importantissimo: 
Se non sei ancora passato al digitale, è arrivato il momento di farlo. 
Se non ti adegui al digitale, al nuovo modello di lavoro che si sta imponendo, ai nuovi comportamenti di acquisto adottati dalle persone, rischi sul serio di NON FARCELA.
 
Se non passi al digitale, NON NE ESCI VIVO.
 
Per le aziende italiane non si parla di opzioni: si tratta di vita o di morte, sopravvivenza o fallimento.
 
Per gli imprenditori che si sono lanciati sul lavoro agile, il digitale ha rappresentato davvero un’ancora di salvezza: ha permesso a tantissime aziende di conservare la continuità operativa e garantire una parziale (o totale) copertura della produzione/erogazione di beni e servizi.
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L’esigenza di NON CHIUDERE ha dato a molte aziende l’input che mancava per adeguarsi al digitale, per studiare, capire e attivare quei meccanismi che hanno permesso loro di stare a galla.
 
Ma adesso la situazione che si staglia all’orizzonte è decisamente più complessa: come possiamo accogliere il cambiamento anche DOPO la pandemia e approfittare dei vantaggi che ne derivano?
 
LO SMART WORKING È PIÙ LONGEVO DI QUANTO PENSIAMO!
 
Prima di rispondere alla domanda di cui sopra, vorrei che tu facessi uno sforzo di memoria: sebbene oggi lo smart working sembri così moderno, la realtà ci racconta una storia differente.
 
Lo smart working esiste già da diversi anni…
 
Probabilmente avrai sentito parlare del TELELAVORO: si tratta di un antenato del nostro smart working, ma con un nome all’italiana che sa un po’ di vintage, ad ascoltarlo ora.
 
Il telelavoro trasferiva le attività lavorative dall’ufficio all’abitazione ed era già regolamentato con una legge risalente al 1973.
 
 
Possiamo dire che lo smart working ne sia la naturale evoluzione, frutto del tempo, dei progressi tecnologici e delle esigenze umane. 
 
Ma allora, perché ancora oggi molti imprenditori sono restii ad accettare questa direzione digitale del lavoro?
 
Una delle ipotesi più accreditate ce la offre Erik Veldhoen, portavoce della cultura dello smart working in Olanda: a molte aziende, oggi, manca un approccio strutturato al lavoro agile
 
Ecco perché alcune imprese non riescono proprio a sfruttarlo al meglio e a capire quanto possa essere funzionale lo smart working.
 

LO SMART WORKING È UNA VIA PERSEGUIBILE? SÌ, SI PUÒ FARE!

 

Quindi lo smart working è possibile in una realtà come quella italiana? .
 
Molte aziende ce lo hanno già dimostrato e molti altri imprenditori potranno dimostrarlo in futuro.
 
Probabilmente in questi mesi siamo stati davvero travolti dalla forza del lavoro in remoto: ci siamo dovuti improvvisare esperti, abbiamo dovuto organizzare, capire, elaborare nuove strategie e nuovi approcci.
 
Ci è mancato il tempo giusto da destinare a ogni azione per lo sviluppo corretto e funzionale del nostro lavoro agile.
 
Siamo stati quasi soffocati dall’esigenza di NON CHIUDERE, di resistere, di guadagnare e continuare a lavorare… ecco perché spesso abbiamo commesso errori
 
Un po’ come quando abbiamo pensato che nelle nostre case potessimo lavorare allo stesso modo che in ufficio.
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 Purtroppo ci sono delle differenze nette e molto importanti che varrebbe la pena conoscere, prima di avviare un processo di digitalizzazione aziendale.
 
Bisogna sempre cominciare dalle basi.
 

CAMBIARE CONCEZIONE DEL LAVORO: COME PORTARE A CASA LO SMART WORKING E AVERE SUCCESSO

 

Una delle fondamenta per iniziare a fare sul serio con il lavoro agile consiste nel cambiare la nostra concezione del lavoro.
 
Non è sufficiente prendere le cartelline, il PC e una sedia e portare tutto dall’ufficio a casa.
 
Lo smart working NON consiste solo in questo.
 
Il lavoro agile si basa su un concetto differente: ci sono degli schemi completamente diversi a regolare le azioni dei tuoi impiegati, ma anche le tue.
 
Ecco le caratteristiche principali da cui iniziare:
  1. Responsabilizzazione delle risorse
  2. Maggiore autonomia nella scelta delle modalità adatte a svolgere la propria attività
  3. Pianificazione del lavoro per obiettivi

 

Ciascuna di queste azioni permette al tuo staff di lavorare meglio perché sarà in grado di scegliere luoghi e tempi, oltre a rendersi più responsabile e cosciente di ciò che fa.
 
Avere contezza del proprio ruolo all’interno di un’azienda è davvero vitale se vuoi portare il digitale tra i tuoi impiegati e fare in modo che non ci siano difficoltà, problemi o incidenti di percorso.
 
Lo abbiamo sperimentato tutti, chi più, chi meno: 
Lo smart working ha i suoi vantaggi.

UNA MODALITÀ LAVORATIVA CHE FUNZIONA: qualche dato post-pandemia

 

Grazie al lavoro agile, le persone possono restare sempre in contatto anche se a distanza e questo è un vantaggio eccezionale che migliora la collaborazione all’interno dei team.
 
Contrariamente a quanto si possa credere, lavorare in remoto aiuta la collaborazione.
 
Pensaci: se il team che si occupa di un progetto lavora in uffici fisici differenti e distanti, dovrà organizzare un incontro e sarà molto difficile farlo.
 
La tecnologia invece ci aiuta ad accorciare le distanze, a rendere più semplice e immediata la comunicazione e quindi ad eliminare tutte le barriere comunicative.
 
Basta un click per entrare in contatto con il tuo collega dall’altro capo del mondo.
 
Ti serve ancora qualche conferma prima che tu abbia L’ASSOLUTA CERTEZZA che lo smart working possa fare al caso tuo?
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 Un’indagine Infojobs ci fornisce i dati che mi servono per confermartelo:
 
  • Il 76% delle aziende italiane ha attivato lo smart working
  • Il 56% delle aziende lo ha scelto per la prima volta
  • Il 71% dei lavoratori vorrebbe mantenere una modalità di smart working, anche solo parziale
 
In Italia, il 72% delle aziende ha messo a disposizione i mezzi e gli strumenti per permettere a impiegati e collaboratori di lavorare in remoto in tempo di pandemia.
 
Tuttavia, non sono ancora molti gli italiani che possono usufruire del lavoro agile: solo il 15% degli italiani può farlo, il 13% si reca fisicamente sul luogo di lavoro e le restanti percentuali sono occupate da lavoratori rimasti a casa senza reddito, in ferie o in congedo.
 
Oggi si cerca di estendere la possibilità del lavoro agile a un numero sempre più alto di lavoratori.
 
Per renderlo possibile, si sta pensando anche a una normativa studiata ad hoc per la situazione.
 

NORMATIVA PRESENTE, PASSATA E FUTURA: LA REGOLAMENTAZIONE DEL LAVORO AGILE IN ITALIA

 

Ne abbiamo parlato prima: il telelavoro è stato regolamentato ufficialmente nel 1973, mentre lo smart working è comparso nel panorama delle leggi italiane nel 2017.
 
Sono due fenomeni che, per sommi capi, ne descrivono uno davvero simile: lavorare da casa.
 
La differenza tra queste due tipologie di regolamentazione nasce in virtù di un’idea che si è consolidata nel tempo: si pensa allo smart working come a una modalità lavorativa che si può svolgere a casa, ma che prevede anche una parte in presenza.
 
Al contrario, il telelavoro era solo lavoro da casa, quindi sempre svolto al di fuori dei locali aziendali.
 
La legge del 2017 dice questo: 
Un lavoratore subordinato (dipendente) può svolgere la propria attività lavorativa a distanza (da casa, dal parco, in qualunque luogo) o anche in ufficio.
Non ci sono specifici vincoli di orario.
 
Uno degli elementi migliori dello smart working è infatti legato alla flessibilità temporale, ma non è tutto: può essere valutato e misurato attraverso il raggiungimento di obiettivi.
 
La stessa legge che regolamenta lo smart working è flessibile e i dettagli delle modalità di lavoro vengono stabiliti di volta in volta attraverso accordi individuali o sindacali.
 
C’è una sola certezza di base: sia il lavoratore in remoto, sia il lavoratore che si reca ogni giorno in ufficio devono godere degli stessi diritti (ferie, orari di lavoro massimi, retribuzioni minime).
 
 

LO STATO DI EMERGENZA E IL FUTURO DELLO SMART WORKING

 

L’unica novità introdotta sullo smart working dal nostro Governo in tempo di pandemia è stata questa: molte aziende hanno potuto continuare la propria attività anche in lockdown grazie al lavoro agile.
 
Grazie al decreto di emergenza, il datore di lavoro ha potuto salvare la sua azienda e tutelare i dipendenti, sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello della salute, mettendoli in smart working senza accordi tra le parti, ma rispettando comunque i dettagli dei contratti già sottoscritti.
 

Ma quindi che futuro ci sarà per il lavoro agile?

 

È fuor di dubbio che lo smart working abbia subito un’accelerazione nell’evoluzione, nell’utilizzo e nella diffusione all’interno delle nostre aziende, ma adesso dobbiamo pensare al futuro e iniziare a portarci avanti.
 
La nostra cultura lavorativa deve fare un grandissimo salto di qualità: dobbiamo adeguarci, perché altrimenti il rischio di morire, fallire, chiudere e mandare i nostri dipendenti per strada c’è ed è davvero reale.
 
Oggi dobbiamo capire che lo smart working è entrato nelle nostre vite, si è appropriato delle nostre case e ci ha permesso di viverle di più, di gestirci meglio… e possiamo ancora migliorare!
 
Le nostre aziende hanno bisogno di crescere e ottimizzare le proprie risorse per gestire al meglio il lavoro agile e digitale di domani.
 
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Del resto, abbiamo visto i numerosi vantaggi che ne sono derivati: 
 
  • Aumento della produttività
  • Efficienza dei lavoratori
  • Migliore organizzazione dei tempi di lavoro
  • Divisione del tempo da destinare al lavoro e del tempo dedicato alla propria vita privata

 

Dobbiamo comprendere bene che non è soltanto merito del lavoro agile, ma anche delle persone che si stanno impegnando ogni giorno per far restare a galla le aziende.
Il merito è tutto nostro!
Questo perché possiamo finalmente essere gli imprenditori digitali del 2020, quelli che iniziano a stare al passo con i tempi, quelli che vogliono ottenere il meglio per sé stessi, per i propri dipendenti e per far arrivare in vetta la propria azienda.
 
È per questo che noi di Voxloud parliamo di digitale, di centralini, di tecnologia in cloud e di lavoro agile.
 

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Alla prossima,
 
Leonardo Coppola e il team Voxloud.