13 minuti di lettura 16 ottobre 2020

Categorie: Smart Working, Centralino

Covid-19 e Smart Working: nuovi focolai e prolungamento dello Stato d’emergenza. Cosa cambia per le aziende?

 
Ottobre è un mese di cambiamenti per tutti noi: il Governo ha prorogato lo stato d’emergenza.
 
Dal 14 del mese vengono applicate le disposizioni del nuovo decreto fino al 13 novembre 2020.
 
Si torna a parlare di pratiche per concordare, tra datore di lavoro e lavoratore, l’attivazione del lavoro agile.
Il prolungamento dello stato d’emergenza nasce in risposta alla necessità di controllare i nuovi contagi (in aumento sensibile nelle ultime settimane).
 
Siamo tutti consapevoli della CRITICITÀ della situazione sanitaria e del fatto che rischieremmo un nuovo lockdown (si parla di lockdown generalizzati) se non prendessimo precauzioni con largo anticipo: i contagi aumentano in maniera esponenziale.
 
La situazione generale europea dovrebbe essere da monito su ciò che potrebbe accadere anche qui in Italia: 
  • Nei Paesi Bassi chiusi bar e ristoranti per almeno 4 settimane
  • In Francia viene varato il coprifuoco a partire dalle 20
  • In Germania i contagi vengono monitorati al fine di inserire nuove restrizioni
Sono molte le aree europee che rischiano di raggiungere livelli di criticità.
 
Tornando in Italia, sono moltissimi i temi che sono stati trattati nel nuovo DPCM in relazione allo stato d’emergenza. 
 
Sicuramente, uno degli argomenti che più interessa alle aziende è questo:
Come evolverà la situazione dello smart working da qui alla fine dell’anno?
Scopriamolo insieme all’interno di questo articolo…
 
Ma prima, vediamo un po’ qual è la situazione generale italiana, che ha generato la necessità di un nuovo DPCM.

Una nuova ondata di contagi: analisi dei nuovi focolai

Troviamo doveroso trattare il tema, considerando che è strettamente legato all’attivazione dello Smart Working in questo periodo storico.
 
L’aumento dei contagi era previsto, tuttavia la situazione rischia di precipitare se non corriamo immediatamente ai ripari.
 
Le vacanze estive hanno portato serenità e spensieratezza, ma anche comportamenti sconsiderati da parte di chi ha scelto di non rispettare le regole: questo ha causato una diffusione più massiccia del virus nel periodo compreso tra agosto e settembre.
 
Chi è andato in vacanza all’estero si è trovato a vivere al di fuori delle regole italiane di distanziamento e tutela: molti di questi sono risultati positivi una volta tornati in patria.
 
La nascita dei nuovi focolai di Covid-19 è soprattutto estesa a interi nuclei familiari, nel periodo subito successivo a quello delle vacanze estive.
 
Intere famiglie sono state messe in quarantena e sembra essere aumentato il numero di casi asintomatici (oltre al fatto che l’età media del contagio è calata in maniera considerevole, essendo aumentati i contagi tra giovani e giovanissimi).
 
Le regioni più colpite da questa nuova ondata di Coronavirus sono la Lombardia, la Campania e il Piemonte. 
 
Ma i casi sono cresciuti in tutte le regioni italiane, sia perché sono arrivati in Italia turisti positivi e asintomatici, sia perché molti italiani hanno scelto di andare in vacanza all’estero.
 
La situazione fino a metà settembre è apparsa sotto controllo e non c’era pericolo di un nuovo lockdown; tuttavia, siamo a ottobre e tra il ritorno a scuola e una maggiore disattenzione generale, si sono sviluppati moltissimi casi in pochissime ore.
 
Tutto questo ha fatto correre il Governo ai ripari: nuove regole, nuove restrizioni, maggiori controlli.

Riapertura delle scuole: casi di positività e chiusure d’emergenza

Dalla riapertura degli istituti scolastici e dalla ripresa delle lezioni in presenza, nonostante il distanziamento, la misurazione della temperatura e tutte le precauzioni prese da alunni, docenti e personale, si sono riscontrati molti nuovi casi di Coronavirus.
 
Una ricerca ha evidenziato che sono oltre 1000 le scuole italiane in cui è stato individuato almeno un caso di Coronavirus. Tra queste, in più di 100 istituti sono scoppiati veri e propri focolai che hanno costretto studenti e docenti a tornare chiusi in casa.
 
Se valutiamo la questione in numeri assoluti, le scuole “contagiate” sono poche, ma sappiamo bene che è il risultato di uno studio in continua evoluzione e questo ci fa capire che il danno potrebbe essere decisamente più esteso.
 
I giornali e le TV ne parlano ogni giorno: nuovi casi a livello locale, regionale o cittadino. Tutti noi ne abbiamo almeno uno nelle vicinanze.
 
Scuole chiuse per la sanificazione dopo la scoperta di alunni positivi, docenti e alunni in quarantena, classi che tornano a studiare in modalità smart.
 
Tuttavia, la scuola NON è il primo motore della nuova epidemia che stiamo vivendo e che ci sta costringendo a utilizzare le mascherine anche all’aperto.

Focolai nelle case di riposo

Una delle notizie che viene sbattuta più frequentemente in prima pagina è legata ai nuovi focolai nelle RSA. 
 
Le case di riposo sono sempre in pole position: basta scorrere la pagina dei risultati di ricerca di Google per osservare quante notizie ci sono a riguardo.
 
Napoli, Milano, Treviso, Quarenghi, Villanova Monferrato e chi più ne ha, più ne metta. 
 
Tra anziani contagiati e in terapia intensiva, personale sanitario e parenti positivi in quarantena… la situazione sembra poter sfuggire di mano da un momento all’altro.
 
Il numero dei positivi in queste strutture è sempre molto alto, perché sono luoghi quasi familiari, circoscritti, con ingressi contingentati, ma che (proprio per questo motivo) hanno maggiori possibilità di contagio.
 
Nei luoghi chiusi, dove si vive tutti a stretto contatto, ci sono davvero molti più RISCHI di contrarre il virus rispetto a luoghi aperti e a contatti sporadici con altre persone.
 
Ed è sempre questo il principio che definisce i nuovi focolai sviluppatisi all’interno di molte aziende che hanno ripreso a lavorare in presenza.

Focolai aziendali: alcuni casi eclatanti

Risale al 10 settembre la notizia che in Trentino sono stati accertati numerosi focolai all’interno di aziende locali.
 
L’Azienda Sanitaria Locale aveva avviato una serie di indagini epidemiologiche, confermando i sospetti che il virus si stesse diffondendo e stesse facendo crescere in maniera esponenziale i contagi.
 
Molte delle persone contagiate erano, però, asintomatiche e questo ha permesso una MAGGIORE DIFFUSIONE (a una velocità decisamente elevata) del virus all’interno di tutto il territorio.
 
Sono stati identificati circa 70 casi legati a un’azienda di produzione/stoccaggio e distribuzione di carne, ma i contagi sono arrivati dall’esterno e si sono poi allargati a macchia d’olio.
 
Esattamente come è successo a un’azienda di Polignano a Mare, dove sono state individuate tra metà e fine settembre oltre 200 positività all’interno di un’azienda ortofrutticola.
 
Queste positività sono state distribuite (in base alla città di appartenenza dei contagiati) all’interno di 12 comuni, appartenenti a tre province pugliesi.
 
Moltissimi dipendenti sono in quarantena cautelativa; altrettanti in attesa degli esiti dei tamponi e di tornare negativi al virus.
 
L’azione di circoscrizione del contagio è stata repentina e si è evitato il peggio, tuttavia i numeri parlano chiaro: lavorare a stretto contatto con persone, colleghi e lavoratori di altre aziende espone a un rischio molto alto di contrarre il Covid-19.

I contagi: analisi della situazione italiana

Il bollettino del Ministero della Salute viene aggiornato ogni giorno: al 16 ottobre, ci sono quasi 9.000 nuovi casi in più rispetto al giorno precedente.
 
Un dato davvero sconfortante.
 
Tra le regioni più colpite restano sempre la Lombardia e la Campania, con 2.067 nuovi casi per la prima e 1.127 per la seconda, in cui è stato deciso di chiudere le scuole e le università fino alla fine di ottobre.
 
Ma anche il centro e il resto d’Italia non sono immuni al Coronavirus: nel Lazio si contano quasi 600 nuove positività al giorno; in Sicilia quasi 400.
 
Si iniziano a guardare con preoccupazione le terapie intensive, ma indubbiamente siamo più e meglio preparati rispetto al periodo di marzo.

Covid-19 e lavoro

Come possiamo constatare dai dati emersi, lavorare in presenza oggi espone a un RISCHIO maggiore di contrarre il virus. Per questo motivo, è stata valutata con attenzione la possibilità di prolungare ulteriormente lo stato d’emergenza e continuare a utilizzare lo smart working per tutti quei ruoli che possono farlo senza problemi.
 
All’interno della Pubblica Amministrazione, si calcola che potrebbe continuare a lavorare in modalità agile il 50% dei lavoratori grazie alla possibilità di svolgere le proprie mansioni lavorative sia in ufficio, sia da casa. Quindi la strada scelta è stata quella di prolungare l’esperienza di smart working almeno fino al 13 novembre 2020 (secondo ultimo decreto).

Che cosa cambia per le aziende?

Stesso dicasi per le aziende: moltissimi lavoratori potrebbero usufruire di accordi particolari per permettere ai dipendenti di non allontanarsi da casa.
 
Queste misure possono portare a numerosi benefici per i dipendenti e gli imprenditori: infatti, moltissime aziende si stanno adattando e stanno PREFERENDO la modalità agile per organizzare il lavoro degli impiegati, indipendentemente dall’emergenza sanitaria.
In molti stanno scegliendo lo Smart Working come modalità di lavoro stabile e duratura.
Dall’inizio della situazione di emergenza Covid-19, le aziende hanno dovuto fronteggiare una serie di modifiche alle abitudini lavorative e organizzative, legate all’introduzione di una modalità di lavoro poco nota in Italia: il lavoro agile o smart working.

Smart working e situazione italiana

Un dato molto interessante ci mostra come sia cresciuta la popolazione di lavoratori che aderisce allo smart working: nel 2019, all’Eurostat risultavano impiegati di default nel lavoro da remoto SOLO lo 0,8% dei lavoratori europei.
 
Un numero più preciso? Lavoravano in smart working meno di 200.000 persone.
 
La situazione, a causa del Covid-19 e all’impegno profuso dalle aziende, si è notevolmente modificata, fino ad arrivare a questo ↓
Gli smart worker italiani potrebbero arrivare fino a 8,2 milioni.
In questa situazione, l’Istat ha sottolineato che: 
Il ricorso al lavoro agile durante l’emergenza è stato determinante per preservare i livelli occupazionali e per limitare la mobilità quotidiana, soprattutto nelle aree urbane”.
In Italia, 8 lavoratori su 10 sono abituati a lavorare in ufficio, in presenza. 
 
Ma quindi cosa è cambiato (oltre alle modalità di lavoro) nella vita di noi “lavoratori smart”?

Effetto smart working: si vive e lavora meglio

Il Coronavirus è entrato nelle nostre case, si è insinuato nelle nostre vite e, in questo ordine, ci ha spaventati, allarmati, contagiati, rinchiusi in casa e allontanati dalle nostre vite.
 
Poi siamo riusciti a trarre qualcosa di buono anche da una situazione così nefasta: abbiamo accettato i cambiamenti e ci siamo dedicati a noi stessi, agli affetti, alle azioni che non potevamo svolgere stando sempre fuori casa.
 
Lo smart working, per tutti quelli che ne hanno potuto usufruire, è stato una vera manna dal cielo: ci ha fatto RIPENSARE il nostro modo di lavorare.
 
Videochiamate, lavoro inframmezzato, pause più lunghe e rilassanti, ma anche contatto costante (anche se virtuale) con i colleghi.
 
Ogni piccola rivoluzione che abbiamo vissuto ha rotto la nostra routine, ci ha permesso di godere del tempo per far colazione e di quello per stare seduti a tavola senza la schiscetta o la coda in mensa.
 
Ed ecco l’effetto smart working: preso in giuste dosi, è POSITIVO sia per l’azienda (che riduce i costi), sia per il lavoratore (che riduce lo stress e aumenta la produttività).
 
Ecco perché, all’alba di un nuovo cambiamento, di una proroga dello stato di emergenza e di un ritorno nei luoghi abituali (scuole, uffici, aziende) è necessario comprendere in che modo possiamo adottare regolarmente lo smart working.

Adotta lo smart working in 59 secondi… non ci credi?

Intanto, noi di Voxloud abbiamo scelto di essere smart: il nostro centralino in cloud è il punto di partenza più smart per la tua azienda. 
 
Puoi gestire le conversazioni, i calendari, organizzare i turni di lavoro e rispondere contemporaneamente e in maniera totalmente professionale a tutti i tuoi clienti, nessuno escluso.
 
“Nessuno escluso” è il punto focale del nostro lavoro: permettiamo a tutti gli imprenditori di digitalizzare la propria azienda, migliorando l’approccio al lavoro, aumentando le prestazioni dei dipendenti e modificando gli stili di vita in favore di una modalità di lavoro che renda sempre più sereni, liberi, produttivi e disponibili.
Smart working = futuro, ma anche presente.
Sta diventando una modalità di lavoro indispensabile per noi aziende italiane, sia per tutelare noi stessi, le nostre famiglie e i nostri lavoratori dalla pandemia, sia perché digitalizzare le nostre azioni ci porta a raggiungere un livello superiore.
 
Noi italiani siamo legati alla tradizione, ma a volte anche la tradizione chiede a gran voce di essere al passo con i tempi, di rinnovarsi, di crescere e di creare un nuovo modo di vedere il lavoro.
 
Ecco perché noi di Voxloud vogliamo permettere alle aziende di abilitare il loro smart working in soli 59 secondi: tutela, praticità, indipendenza.
 
Non sarai più legato a un luogo fisico e questo è un requisito fondamentale, soprattutto se teniamo in considerazione il continuo aumento dei contagi e il rischio di lockdown locali, specialmente per le aree più colpite.
 
Pensaci: potrai scegliere davvero il tuo posto del cuore per lavorare in comodità, ma soprattutto in sicurezza, mettendo un freno alla diffusione del Coronavirus e tutelando la tua vita, la tua salute, e quella di chi ti sta intorno.
 
Interessante, vero?
 
Se hai voglia di approfondire le caratteristiche di Voxloud, ti lascio qui sotto il link alla nostra guida, ti renderà tutto più chiaro:
 
SCOPRI TUTTI I SEGRETI DEI CENTRALINI
 
Leggila e facci sapere cosa ne pensi!
 
Noi ci sentiamo prestissimo, nella speranza che ci siano novità interessanti sulla regolamentazione del lavoro agile.
 
Un saluto,
 
Leonardo Coppola.

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