22 settembre 2021

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Aggiornamenti Smart Working: cosa succede dal 15 ottobre

 

Negli ultimi giorni si sta vociferando di alcuni cambiamenti relativi allo smart working.

 

Una delle novità più grandi riguarda la Pubblica Amministrazione, che potrebbe finire il periodo dello smart working. Ma non solo...

 

 

 

"Tra un mese ci sarà il primo contratto sul lavoro agile", ha affermato Brunetta, Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, “in cui ci saranno diritti e doveri, come si farà, chi lo farà, la disconnessione, la produttività. Stiamo lavorando all’organizzazione sul lavoro da remoto, obiettivi, metodi, premi, formazione. Poi ci deve essere la sicurezza informatica. Stiamo lavorando sull’interoperabilità delle banche dati con il Pnrr”. 

 

Allo scopo di favorire il distanziamento sociale e contenere la diffusione dei contagi da Covid-19, ricordiamo che il Governo ha varato lo smart working semplificato che consente ad aziende e amministrazioni di far lavorare i dipendenti da remoto senza il bisogno di firmare alcun accordo.

 

Questa possibilità rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2021, giorno in cui è stata fissata la scadenza dello Stato d’Emergenza. 

 

Ma quali sono i cambiamenti in vista nei prossimi mesi?

 

SMART WORKING: COSA CAMBIA DAL 15 OTTOBRE

 

Come detto, il 15 ottobre entrerà in vigore l’obbligo di green pass per i dipendenti pubblici.

 

Il ministro della Pubbliche Amministrazioni Renato Brunetta, ha già anticipato l’arrivo di un decreto che consentirà a tutti i lavoratori della pubblica amministrazione di tornare in ufficio.

 

Il rientro, secondo il Corriere della Sera, sarà graduale: i primi a tornare saranno gli addetti agli sportelli, seguiti dai lavoratori del back office, sia nelle amministrazioni centrali che in quelle periferiche.

 

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LE NOVITÀ DAL PRIMO GENNAIO 

 

Dal 1° gennaio tuttavia, le novità riguardo allo Smart Working saranno diverse. Per esempio, il lavoro agile non potrà essere fatto dall’estero a meno che la sede di lavoro sia fuori dai confini nazionali.

 

Nel contratto tra amministrazione e dipendente sul lavoro agile dovranno essere chiarite la durata dell’accordo, le giornate da svolgere in smart working e definiti gli orari delle tre fasce di lavoro da remoto.

 

Si stima che possa avere il lavoro agile almeno il 15% del personale impegnato in attività con possibilità di smart working.

 

La bozza del contratto esclude dalla possibilità di lavorare da casa i lavori in turno, ma anche quelli che richiedono l’utilizzo di strumenti “non remotizzabili”.

 

Bisognerà inoltre firmare accordi individuali in cui saranno indicati orari, giorni di lavoro da remoto e giorni in ufficio. Il contratto prevede inoltre 3 fasce di lavoro da remoto: operatività, contattabilità, inoperabilità. Durante quest’ultima fascia il lavoratore non è tenuto a leggere mail, rispondere a telefonate e messaggi, a collegarsi al sistema.

 

E I LAVORATORI PRIVATI?

 

Come riportato dall’Ansa, sui lavoratori privati si è espresso il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sottolineando la necessità di un “accordo quadro nazionale sul lavoro da remoto. Per questo convocherò le parti sociali per riaprire il discorso, perché la contrattazione individuale non può rispondere a fenomeni che si sono sviluppati in questi mesi. Va tenuto conto del tema del diritto alla disconnessione, perché sta sfumando la differenza tra tempo di riposo e di lavoro”.

 

Il ministro ha poi aggiunto che è pronto ad avviare un processo legislativo per regolare questi rapporti lavorativi se non si raggiungerà un accordo tra le parti sociali.

 

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Buona lettura, 

 

Leonardo