7 maggio 2021

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Smart Working: quali leggi devi conoscere?

Un anno fa le aziende iniziavano a mobilitarsi per adeguarsi alla normativa che prevedeva l’utilizzo del lavoro agile per fronteggiare l’epidemia, ridurre i contagi ed evitare il collasso dell’economia italiana.

 

Oggi il lavoro da remoto continua a essere parte della nostra quotidianità, e attendiamo che il Governo regolamenti l’attività in maniera definitiva per segnare una linea netta col passato.

 

Se lo smart working è destinato a rimanere anche nel prossimo futuro – e tutto sembra indicare che sarà effettivamente così –, le aziende e i dipendenti necessiteranno di una regolamentazione adeguata: non possiamo più pensare che la normativa sul telelavoro risalente a cinquant’anni fa possa andar bene per la situazione attuale.

 

Ma come si sta evolvendo la normativa italiana in tal senso? 

 

Si sta effettivamente cercando una soluzione per le imprese chiamate a digitalizzarsi e a mettere i propri dipendenti a lavorare da remoto?

Vediamolo insieme.

 

Marzo 2020 vs Maggio 2021: COSA è CAMBIATO:

 

Nel marzo del 2020 il Governo italiano ha emanato il decreto che regolamentava le modalità di accesso allo smart working per fronteggiare l’emergenza COVID-19.

Il decreto prevedeva e raccomandava il massimo utilizzo della modalità di lavoro agile per tutte quelle attività facilmente gestibili a distanza presso il proprio domicilio.

 

Tendenza confermata anche nel D.L. del 31 dicembre 2020 che, all’art. 19, stabiliva l’utilizzo della procedura semplificata di accesso allo smart working per le aziende, secondo la quale non è necessario alcun accordo con il lavoratore per l’attuazione del lavoro agile.

 

Dopo che tale accesso semplificato è stato confermato e trasformato in legge a febbraio 2021, a fine marzo la procedura semplificata è stata prorogata e riconfermata fino a fine luglio 2021.

 

Ma cosa intendiamo quando parliamo di procedura semplificata?

 

PROCEDURA SEMPLIFICATA DI ACCESSO ALLO SMART WORKING: come funziona PER LE AZIENDE ITALIANE

 

Nella procedura semplificata di accesso allo smart working i datori di lavoro del settore privato possono comunicare per via telematica al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali i nominativi dei lavoratori da remoto, senza che prima vengano presi accordi individuali con ciascun dipendente.

 

Lo smart working, come già riportato sopra, potrà essere richiesto seguendo la procedura semplificata fino al 31 luglio 2021, accedendo alla piattaforma del Ministero e compilando i moduli messi a disposizione dallo stesso Ente. 

Le aziende che sceglieranno di mettere in smart working una parte consistente o la totalità del personale aziendale potranno fare comunicazione in maniera massiva al Ministero seguendo le indicazioni della piattaforma.

 

Cosa comunicare all’interno dei moduli?

  • Dati del datore di lavoro
  • Dati del lavoratore
  • Tipologia e durata del lavoro agile
  •  

Cosa garantisce lo smart working ai lavoratori?

Il trattamento economico e normativo è lo stesso di chi svolge il lavoro secondo le modalità ordinarie (e quindi in sede). In breve, restano invariate anche le tutele in caso di infortunio e malattie professionali, seguendo sempre, per l’accesso, le modalità illustrate dall’INAIL.

 

CHI PUÒ USUFRUIRE DELLO SMART WORKING IN ITALIA?

 

Dall’inizio della pandemia il Governo si è mobilitato affinché il lavoro agile fosse possibile per tutte le aziende private che avevano le carte in regola per richiederlo.

Allo stato attuale, questa modalità di lavoro è concessa a:

 

  • Tutti i lavoratori del settore privato in rapporto di lavoro subordinato
  • Genitori dipendenti del privato con almeno un minore di quattordici anni a carico (solo se non vi è nessun genitore cassaintegrato o disoccupato)
  • Genitori con figli in condizioni di disabilità grave

  • Lavoratori fragili che possono essere reindirizzati anche verso una nuova mansione.

Nel settore pubblico, invece, la legislazione prevede condizioni leggermente differenti.

 

LO SMART WORKING COME OPPORTUNITÀ PER IL FUTURO

 

Le analisi svolte circa la situazione delle imprese e dei lavoratori smart nell’arco del 2020 ci dicono che il lavoro agile è apprezzato e che molti sperano possa essere mantenuto anche post-pandemia:

 

  • Stando a quanto riportato da ANSA, nella terza edizione della survey “Future of Work 2020” è emerso che solo il 6% delle imprese desidera tornare alle condizioni di lavoro preesistenti;

  • Il 35% delle aziende considerate ha inoltre dichiarato che, anche in modalità mista, intende mantenere la percentuale di lavoro in remoto superiore rispetto a quella del lavoro in sede;

  • Il 78% ha classificato l’esperienza dello smart working come globalmente positiva, ma ha affermato che, chiaramente, una progettualità in tal senso è assolutamente necessaria;

  • Proprio per tale ragione, innovare le modalità di gestione del lavoro in remoto è considerata una priorità assoluta dal 69% delle aziende.

Le nostre considerazioni al riguardo sono in accordo con questo trend: vediamo il lavoro da remoto come una prospettiva concreta anche per il futuro e come un’opportunità di crescita per moltissime aziende italiane.

 

Il segreto per sfruttarlo al meglio sta solo nel dotarsi degli strumenti giusti e gestirlo con le opportune attenzioni.

 

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Buona lettura, 

 

Leonardo